Nella notte tra il 4 e il 5 gennaio 1944, un convoglio ferroviario di dieci vagoni partì dalla Stazione Tiburtina con destinazione Mauthausen. A bordo vi erano circa 300 uomini, in grande prevalenza militanti e dirigenti della Resistenza romana, ma anche renitenti ai bandi di leva della Repubblica di Salò ed ebrei sfuggiti alla razzia del Ghetto e alla successiva deportazione del 16 novembre 1943: tra di essi il giovanissimo Fausto Iannotti, scampato alla strage di Pietralata, Gino e Pietro Valenzano, nipoti di Badoglio, Filippo D'Agostino, tra i fondatori del Partito Comunista d'Italia. Tutti i deportati erano stati arrestati nei mesi precedenti nel corso di retate e rastrellamenti mirati finalizzati a eradicare completamente il movimento resistenziale dai quartieri più attivi nella guerriglia partigiana ed erano detenuti nel carcere di Regina Coeli. Dei circa 300 deportati presenti sulla lista, 257 giunsero nel campo di concentramento di Mauthausen, in Germania, il 13 gennaio: degli altri, probabilmente fuggiti durante il trasporto o eliminati al loro arrivo senza essere immatricolati, è ignota la sorte. A guerra finita, furono 17 i superstiti a fare ritorno dai lager.
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