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4 marzo 1944: L'azione dei GAP contro il commissario fascista Armando Stampacchia

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Il gappista Clemente Scifoni



4 marzo 1944: L'azione dei GAP contro il commissario Armando Stampacchia
    Nel quartiere di Torpignattara il commissario di polizia era Salvatore Maranto, che collaborava con la Resistenza e riuscì a proteggere gli abitanti e le formazioni partigiane. Ma fu trasferito nell’ottobre del 1943 e al suo posto fu nominato, dal questore Caruso, il fedelissimo fascista Armando Stampacchia con il compito di organizzare la repressione nel quartiere ritenuto a ragione covo di antifascisti: ci fu quindi un giro di vite, coprifuoco anticipato, rastrellamenti di ebrei e operai per i lavori forzati e arresti indiscriminati nelle case. Dai comandi della Resistenza arrivò quindi l'ordine di fermarlo.
    Falliti vari tentativi, il 4 marzo 1944 agisce una squadra composta da Clemente Scifoni, Valerio Fiorentini e Aldo Feriva. La squadra si recò in piazza Ragusa, dove il commissario abitava e mentre gli altri rimasero a copertura, Scifoni salì e riuscì a portare a termine l'azione uccidendolo sul pianerottolo di casa.
La rappresaglia fu durissima. Nei giorni seguenti furono arrestati Valerio Fiorentini, Paolo Angelici, Carlo Camisotti e Luciano Sbrolli; tradotti a via Tasso i primi tre furono poi uccisi alle Cave Ardeatine. Scifoni riuscì a sfuggire all'arresto e con una quindicina di compagni di Torpignattara e l’amico Giordano Sangalli, raggiunse la zona del Monte Tancia, dove si unirono alla formazione garibaldina 'Giuseppe Stalin'. Tornato a Roma, a causa di una delazione fu arrestato e tradotto a via Tasso, quindi trasferito a Regina Coeli fino alla liberazione della città.
    In seguito, a causa dell'azione contro il commissario Stampacchia subì un processo e il carcere per circa due anni, fino a che fu riconosciuto aver agito militarmente come partigiano.
    Raccontò poi Scifoni: “La cosa più bella mi è arrivata il 9 ottobre del 1946, la qualifica di partigiano e di patriota, rilasciata dalla Commissione laziale ai sensi del decreto legge 518. E le deposizioni rese alla stessa da Luigi e Nino, che dichiarano che facevamo parte dell'organizzazione militare, anzi ne eravamo l'avanguardia in quanto facevamo parte delle formazioni gappiste, di aver partecipato ad assalti a colonne motorizzate tedesche sulla via Tuscolana, allo spargimento di chiodi sulle strade provinciali e ad altri atti di sabotaggio. E insieme al compagno Aldo Ferri alla uccisione di un tedesco che terrorizzava la popolazione in piazza dei Mirti. Poi le dichiarazioni di Giorgio Amendola e Luigi Longo, il quale affermò, nella qualità di comandante generale delle Brigate Garibaldi e di vice comandante del Corpo Volontari della Libertà che le azioni da me eseguite (la soppressione di Armando Stampacchia) erano decise dal Centro Militare Cittadino di Roma del Partito Comunista Italiano. Sta tutto agli atti, su carta intestata dell'Assemblea Costituente".

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