A quasi sessant'anni di distanza dalla frattura apertasi con la "questione romana" a seguito dell'annessione di Roma al Regno d'Italia, il governo italiano e la Santa Sede sottoscrivono nel Palazzo Lateranense una serie di accordi contenenti un trattato, volto a riconoscere l'indipendenza e la sovranità della Santa Sede sui territori che d'ora innanzi sarebbero divenuti noti come Città del Vaticano, una convenzione finanziaria con la quale si regolavano le questioni sorte all'indomani del 1861 a seguito della confisca da parte dello Stato italiano dei beni di proprietà degli enti ecclesiastici, e un concordato mirante a regolamentare i rapporti diplomatici tra la Chiesa e il governo italiano. Ad apporre la propria firma in calce ai documenti furono il cardinale di Stato Pietro Gasparri per la Santa Sede e Benito Mussolini in qualità di capo del governo italiano.
Con i Patti Lateranensi Mussolini riusciva a conquistare in maniera definitiva e totale il consenso della Chiesa al proprio regime; appena due giorni dopo, il pontefice Pio XI arrivò a definire pubblicamente Mussolini «un uomo [...] che la Provvidenza Ci ha fatto incontrare».
Con i Patti Lateranensi Mussolini riusciva a conquistare in maniera definitiva e totale il consenso della Chiesa al proprio regime; appena due giorni dopo, il pontefice Pio XI arrivò a definire pubblicamente Mussolini «un uomo [...] che la Provvidenza Ci ha fatto incontrare».
Fu in particolare il concordato, destinato ad ispirare l'art.7 della Costituzione e successivamente sottoposto a revisione con gli accordi di Villa Madama del 1984, ad influire in maniera particolarmente pesante sulla vita politica italiana: grazie ad esso, il cattolicesimo venne riconosciuto quale religione ufficiale dello Stato, si sanciva l'obbligatorietà dell'insegnamento della religione cattolica nelle scuole e il governo si impegnava a rendere le proprie leggi su matrimonio e divorzio conformi ai dettami della Chiesa.