L'8 marzo quest'anno cade in una terribile fase di guerra, riarmo, lacerazioni, repentini e profondi cambiamenti nel mondo, contraddizioni che spaccano il fronte "progressista" il cui orizzonte dovrebbe essere la ricerca di pace, il disarmo, la difesa e il rilancio delle organizzazioni internazionali volte a scongiurare i conflitti e a ricercare il benessere materiale, sociale e culturale e la salute di tutte le popolazioni. Sappiamo invece che in questa fase, questi "beni" primari sono in discussione e le prime a farne le spese sono le donne e le loro conquiste raggiunte con le unghie e con il sangue. Esse sono messe in discussione da un paternalismo che si sente forte e senza più alcun limite, al governo delle superpotenze che possono ormai fare e disfare qualsiasi cosa, cambiare i nomi geografici, minacciare conquiste territoriali, licenziare in massa, aprire guerre commerciali, attaccare i diritti fondamentali dell'umanità, propugnare catastrofici riarmi (anche quando a farlo sono donne, come la presidente della commissione europea, esse sono omologate agli interessi di un megamachismo universale).
In questa situazione stringiamo i denti come siamo abituate a fare, e nel solco delle partigiane e dei partigiani che non demorsero neanche nei momenti più bui, quando sembrava che la morsa nazifascista avrebbe stritolato qualsiasi parvenza di civiltà e di umanità, e seppero uscirne vittoriose e vittoriosi.
Viva l'8 marzo, di lotta, di sorellanza, per un mondo opposto a quello che si sta delineando.
In questa situazione stringiamo i denti come siamo abituate a fare, e nel solco delle partigiane e dei partigiani che non demorsero neanche nei momenti più bui, quando sembrava che la morsa nazifascista avrebbe stritolato qualsiasi parvenza di civiltà e di umanità, e seppero uscirne vittoriose e vittoriosi.
Viva l'8 marzo, di lotta, di sorellanza, per un mondo opposto a quello che si sta delineando.
Il Coordinamento donne dell'ANPI provinciale di Roma